“IO E TE” PRESENZE FRA LE MURA DI UN MANICOMIO

 

“IO E TE” L’ULTIMO CAPOLAVORO DEL MAESTRO ANTONELLO DE ROSA. RISCONTRO POSITIVO DA TUTTA LA CRITICA, CHE ATTENTA HA DEFINITO LO SPETTACOLO “CAPOLAVORO EMOZIONALE”. DE ROSA, RIELABORA E CREA IN CHIAVE PARTENOPEA LA FIGURA DANNUNZIANA DI GIOVANNI EPISCOPO. LA LOCATION E’ LA STANZA DI UN MANICOMIO, IN CUI QUESTO UOMO E’ COSTRETTO A VIVERE IN SEGUITO ALL’OMOCIDIO DELL’AMANTE DELLA MOGLIE. NELLE SUE PAROLE IL DRAMMA…LA PRESENZA DEL FIGLIO AMATO,ORMAI NON PIU’ IN VITA…UN ETERNO RINCORRERE DI PRESENZE ASSENTI CHE RIVIVONO NELLA MENTE…MARTELLANTE ED INQUIETA LA PRESENZA DI QUESTO FIGLIO, CHE QUASI COSTRINGE IL PADRE A RIEVOCARE GLI ISTANTI CHE PRECEDONO L’OMICIDIO…FRENETICA E’ LA RICHIESTA DEL BIMBO NEL RIAVERE LE PROPRIE SCARPE RUBATE, DAL PADRE, SUL LETTO DI MORTE…UNICO LEGAME CONCRETO CON IL FIGLIO AMATO. DIALOGO STRUGGENTE CHE LASCIA INDELEBILE,NELLO SPETTATTORE,EMOZIONI INTENSE ED UNICHE, DOVUTE ALLA MAGISTRALE BRAVURA DELL’ATTORE/REGISTA ANTONELLO DE ROSA. LA CRITICA SALERNITANA DEFINISCE IL TESTO, UN TESTO EMOZIONANTE CHE HA DAVANTI HA SE’ LA STRADA DEL FESTIVAL TEATRALE.

                   Pasquale Petrosino

 

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